Cibo e Bevande

SANGIOVESE: L’UVA DEI GRANDI VINI TOSCANI

Il Sangiovese sarebbe stato coltivato dagli Etruschi (900 A.C.) in Toscana (in lingua etrusca esisteva la parola sanisva – “antenato”). Secondo un’altra teoria, la varietà apparve durante il periodo dell’antica Roma (dal latino sanguis Jovis – “sangue di Giove”). Il Sangiovese è menzionato per la prima volta nel Trattato sulla coltivazione dell’uva del 1590. “Il Sanjogeto è un vino succoso e corposo”, scriveva l’agronomo Gianvettorio Soderini, avvertendo che se l’enologo non sta attento, il vino si trasforma in aceto.
A distanza di 150 anni, Cosimo Trinci, nella sua opera “Esperto proprietario terriero”, affermava: “Il San Zoveto è un’uva di pregevole qualità”. E alla fine dell’ottocento Cosimo Villefranchi nella sua “Enologia della Toscana” definì il Sangioveto il più importante vitigno toscano. Il professor Apelle Dei di Siena sostenne che Pruniolo, Brunello e Sangiovese derivano dalla stessa varietà.

Nel 2004, i ricercatori della Fondazione Edmund Mach hanno utilizzato i test del DNA per stabilire che il Sangiovese è il risultato di un incrocio tra Ciliegiolo e Calabrese Montenuovo. Il Ciliegiolo è una varietà toscana, mentre Il Calabrese Montenuovo è stato scoperto in Campania ed è una varietà quasi perduta: in Calabria sono sopravvissute solo poche decine di viti. Dove sia avvenuto esattamente l’incrocio delle due varietà, gli esperti non sanno ancora dirlo. Secondo alcuni ciò non sarebbe successo in Toscana, bensì nel Sud del paese: prova ne sarebbe la proliferazione di mutazioni apirene del Sangiovese in varie regioni dell’Italia meridionale.

La superficie totale dei vigneti di Sangiovese nel mondo è di 71.000 ettari. La maggior parte (62.000 ha) si trova in Italia.

La Toscana non è l’unica regione in Italia dove viene coltivata questa varietà. È ampiamente presente in Lazio, Umbria, Campania e altre regioni. Nelle province di Forlì e Ravenna, il Sangiovese (localmente chiamato Sangiovese di Romagna) produce vini più ricchi e corposi, mentre nelle zone vicino a Bologna e Marche produce vini più leggeri e fruttati.
Più a Sud il Sangiovese è utilizzato principalmente negli uvaggi con Primitivo, Montepulciano e Nero d’avola. I vini Sangiovese più famosi sono il Chianti, il Chianti Classico e il Brunello.

Oggi l’uvaggio sia del Chianti che del Chianti Classico è 75-100% Sangiovese, fino al 10% Canaiolo e fino al 20% Cabernet Sauvignon, merlot e syrah. Negli ultimi anni le varietà bianche sono state bandite dal Chianti Classico. Il grado alcolico minimo nel Chianti è 11,5%; nel Chianti Classico invecchiato in rovere per almeno 7 mesi non inferiore al 12% se (il Chianti Classico riserva viene invecchiato per almeno due anni con un grado alcolico minimo di 12,5%). L’invecchiamento del Chianti è molto meno rigoroso: la maggior parte delle varietà può essere immessa sul mercato già dal 1 marzo dopo l’anno di raccolta.

E’ 100% da vitigno Sangiovese invece il celebre DOCG Brunello di Montalcino. Sono richiesti due anni di affinamento in rovere e quattro mesi in bottiglia. I vini vengono messi in vendita non prima che siano trascorsi almeno cinque anni dalla vendemmia.
E’ un prodotto che ha circa 150 anni. Furono i nobili proprietari terrieri Biondi Santi a credere per primi nella produzione di vini monovarietali di lungo invecchiamento.

In tempi recenti la famiglia italoamericana Mariani-May ha fondato l’azienda agricola Castello Banfi e portato i vini locali nei mercati mondiali. Il successo di Mariani ha reso Montalcino una regione interessante per gli investimenti. Oggi i produttori a Montalcino sono più di duecento e l’albo è chiuso da tempo.