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SALE, COME LIMITARNE IL CONSUMO

Stiamo attenti a limitare il consumo giornaliero di sale nei condimenti per non far impennare la pressione arteriosa, ma tendiamo a non considerare quanto salati sono certi alimenti che consumiamo abitualmente. Riuscire a non superare la dose consigliata di 4-5 grammi di sale al giorno, corrispondenti a circa 2 grammi di sodio, è più difficile se non si conoscono le caratteristiche di certi cibi. Più della metà del sodio che assumiamo infatti viene da cibi confezionati o precotti, non dalla nostra saliera. Se un’alimentazione corretta contribuisce a prevenire infarti e ictus, allora diventa fondamentale prestare molta più attenzione ai valori nutrizionali indicati sulle confezioni dei prodotti che acquistiamo.

Qui non parliamo semplicemente di evitare patatine fritte o snack salati, sfizi che magari ci concediamo solo una volta ogni tanto, ma di cibo che consumiamo abitualmente.

Ad eccezione del pane toscano, che è impastato senza sale, il quantitativo di pane che mangiamo di solito è uno dei principali fornitori di sodio. Anche i formaggi sono ricchi di sodio: in particolare un etto di sottilette contiene oltre 3 grammi di sale.

Mangiando una pizza o un panino con un etto di insaccato possiamo già avvicinarci al limite giornaliero consigliato. Si capisce quindi come sia fin troppo facile consumare mediamente un quantitativo di sodio di gran lunga superiore a quello consigliato, con tutto ciò che questo comporta in termini di danni alla salute.

Ci vuole sicuramente un certo impegno per ridurre il consumo di cibi salati perché il salato dà una sorta di assuefazione che ci spinge a volerne sempre di più. Abituati al sale, appena ne mettiamo meno tutto ci sembra troppo insipido. Possiamo aiutarci sostituendo il sale con le spezie durante la cottura dei cibi o erbe aromatiche a fine cottura, magari assieme ad aceto e succo di limone.

Ciò che forse ricorda di più il sale è però il gomasio, un prodotto di origini giapponese che contiene semi di sesamo tostati e sale marino integrale. Negli Stati Uniti invece è piuttosto diffuso il cosiddetto sale di sesamo, ottenuto dalle coste essiccate.

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