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PROSECCO

DESCRIZIONE DEL PIATTO

Il suo nome è quello di una località triestina sul Carso, il Veneto poi lo ha reso un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, mentre in Dalmazia si chiama in modo molto simile ma è un altro prodotto. Stiamo parlando del prosecco, il vino italiano più richiesto nel mondo, un vino che ha osato superare “sua maestà” lo champagne nel numero di bottiglie vendute. Un confronto che in realtà non ha molto senso – se non quello di alimentare la rivalità tra italiani e francesi – dal momento che sono due spumanti con prezzi ben diversi. Il costo medio di una bottiglia di champagne è di oltre venticinque euro; quello di una bottiglia di prosecco sfiora i quattro euro.

Il glera, cioè il vitigno originario di Trieste apprezzato già dagli antichi romani, fu adottato in diverse zone del Veneto probabilmente a partire dal XVIII secolo, trovando fortuna soprattutto nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene, che recentemente sono state inserite tra i Patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Il vino prodotto per circa l’85% da uva glera può chiamarsi prosecco nelle zone DOCG di Conegliano-Valdobbiadene e Colli Asolani e in quella DOC (che invece si estende a tutto il Friuli Venezia Giulia, ma anche al Piemonte per le tipologie “frizzante” e “spumante”).

I numeri dell’ultimo anno sono impressionanti: la produzione si aggira sui 600 milioni di bottiglie e le esportazioni sono aumentate del 35% con picchi clamorosi in Russia e negli Stati Uniti.

Un boom che ha spinto gli osservatori del settore a porsi qualche interrogativo. Se imbottigliare un prosecco costa circa 3 euro e 70 centesimi (comprensivi del costo di uva, lavoro, bottiglia, tappo e gabbietta), come si possono poi vendere bottiglie a tre-quattro euro? Il prosecco insomma ha acquisito sempre più i connotati di un vino per tutti.

In Dalmazia si produce il Prošek, che può essere confuso col Prosecco solo per il nome visto che per il resto si tratta di un vino antico con caratteristiche diverse: è un vino fermo, dolce, da dessert. Non ci sarebbe insomma nessun tentativo di imitazione del prodotto italiano e resterebbe solo da capire se possano nascere ambiguità nel commerciarlo.

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